Emna da la lingua rumantscha (IT)
Štanjel, 19.02.2026 — Discours du conseiller fédéral Ignazio Cassis, chef du Département fédéral des affaires étrangères (DFAE) - Seul le texte prononcé fait foi
Spoštovani Minister za kohezijo gospod Aleksander Jevšek
Spoštovani gospod župan Erik Modic
Spoštovana gospa direktorica Karmen Rodman
Stimà cusseglier dals chantuns dal Grischun, Jon Domenic Parolini
Gentili Signore e Signori,
che viaggio stiamo facendo questa sera!
Un viaggio fatto di suoni. Suoni che nascono nelle nostre Alpi e portano lontano l’eco delle nostre lingue. Suoni che raccontano storie.
Valicare le Alpi
A proposito di storie, vorrei raccontarvene alcune nate nelle Alpi svizzere.
Avete mai provato nostalgia di casa? Si racconta che la nostalgia nasca proprio tra le montagne svizzere.
Nel Settecento si credeva che gli Svizzeri lontani dalle Alpi si ammalassero: lontani dall’altitudine, ne soffrivano nel corpo e nello spirito.
Il medico e naturalista Johann Jakob Scheuchzer chiamò questo fenomeno «mal di Svizzera». E la cura — diceva — era tornare lassù, dove l’aria è sottile e ci si sente di nuovo a casa.
La montagna nasconde miti e leggende, e appare spesso come un giudice silenzioso: premia il coraggio, ma chiede responsabilità.
Come racconta la leggenda dell’alpe fiorita, la Blüemlisalp: un pastore vive nell’abbondanza mentre la valle soffre la fame. Quando rifiuta di condividere, arriva la punizione — l’alpe diventa roccia e ghiaccio.
Le montagne sono anche lo scenario di epiche imprese. In Svizzera attraversiamo le Alpi con il tunnel ferroviario più lungo al mondo — 57 chilometri — che collega il Mediterraneo al Nord Europa.
Svizzera e Slovenia sono Paesi nel cuore dell’Europa — non solo per la geografia, ma perché i loro confini raccontano storie secolari intrecciate con quelle dei vicini.
Per questo non sento affatto il «mal di Svizzera» qui in Slovenia: ritrovo paesaggi e atmosfere familiari. A Štanjel risuona anche la mia lingua madre, l’italiano — parlato in Svizzera da circa l’8% della popolazione.
E oggi, accanto all’italiano, trova spazio anche la più piccola e antica delle nostre lingue nazionali: il romancio. Forse l’unica vera lingua svizzera, perché non parlata altrove!
Perché la Emna rumantscha in Slovenia
Signore e signori,
Questa sera celebriamo ciò che ci accomuna — ciò che ci rende più forti e che conta davvero in tempi complessi. Celebriamo la pluralità.
È una sfida impegnativa, come salire verso le nostre vette più alte. Ma la soddisfazione di arrivare in cima è unica — e la nostra storia lo dimostra.
In Svizzera il plurilinguismo lo conosciamo bene.
Sulla cupola del nostro Parlamento, a Berna, si legge il motto latino «Unus pro omnibus, omnes pro uno». La nostra Costituzione ricorda che la forza di un popolo si misura dal benessere dei più deboli.
Agire insieme è una volontà svizzera, iscritta nella nostra storia.
Per questo partecipiamo ogni anno alla Semaine de la langue française dans le monde, alla Settimana della lingua italiana nel mondo e alla Woche der deutschen Sprache, spesso con iniziative congiunte delle ambasciate svizzere insieme a quelle francesi, italiane e tedesche.
Mancava però una settimana dedicata alla nostra quarta lingua nazionale — il romancio, parlato da circa lo 0,5% della popolazione.
Così l’abbiamo creata!
Cinque anni fa abbiamo lanciato l’Emna Rumantscha — la settimana della lingua romancia nel mondo.
Il Governo del Cantone dei Grigioni, dove affondano le radici di questa cultura, la promuove in Svizzera; noi, con la rete delle nostre ambasciate, la portiamo nel mondo.
Abbiamo già fatto tappa a Milano — perché in Italia, proprio qui vicino a Štanjel, si parlano anche lingue come il ladino e il friulano, che hanno molto in comune con il romancio.
Poi siamo stati in Romania, dove un «Consiglio nazionale delle minoranze» tutela la diversità linguistica, e abbiamo scoperto il romeno e le sue sorprendenti affinità con il romancio.
E ora siamo in Slovenia, qui con voi.
La sfida della pluralità
Signore e Signori,
dalle vette delle nostre montagne facciamo risuonare un messaggio, lo stesso che stamattina a Lubiana ho ribadito con la ministra degli esteri Fajon e con la presidente Pirc Musar: oggi più che mai abbiamo bisogno di dialogo.
La tutela delle nostre lingue e culture, anche le più piccole, è una forza che favorisce la comprensione reciproca e la ricerca del compromesso. Per dare voce a tutti.
Le lingue sono ponti tra rive diverse: ci permettono di incontrarci senza perdere ciò che siamo.
Ci siamo già immersi nei suoni della Slovenia e della Svizzera.
Sono curioso di scoprire quali armonie emergono quando questi due paesaggi sonori si incontrano!
Anche se, in fondo, lo sappiamo: dall’incontro nasce bellezza. È il dono della nostra pluralità — una storia straordinaria.
A questa opera contribuisce in modo importante il Cantone dei Grigioni, rappresentato questa sera dal Consigliere di Stato Jon Domenic Parolini.
I Grigioni sono l’unico cantone trilingue della Svizzera: tra le sue Alpi risuonano il tedesco, l’italiano e il romancio — una piccola Svizzera nella Svizzera.
Jon Domenic, grazie per la tua presenza, che testimonia l’importanza di questo impegno comune.
Grazia fitg che nus essan qua tar nus!
Vsem skupaj najlepša hvala za prijeten sprejem!